LAUREE TRIENNALI PROFESSIONI SANITARIE ANNO ACCADEMICO 2010 – 2011
A pochi giorni dalla prova selettiva per i corsi di laurea delle professioni sanitarie anno accademico 2010 – 2011, che si svolgerà il prossimo 8 settembre 2010 presso tutti gli Atenei del nostro paese, dobbiamo sottolineare che le domande di iscrizione alla professione di infermiere sono decisamente aumentate, rispetto ai posti disponibili.
Con una richiesta media di iscrizioni raddoppiata, e in alcune regioni addirittura triplicata, sembrano molto lontani i tempi da quando la nostra Federazione Cisl Fp con Ministero della Salute, Regioni, Assessorati alla salute, Collegi professioni e altri sindacati scendevano in campo con un azione di marketing, porta a porta, tra gli studenti delle medie superiori e conoscenti per vantare le opportunità offerte dalla professione infermiere e dalle altre professioni sanitarie.
Un recente rapporto informativo 2010 di Unioncamere e Ministero del lavoro identifica la professione di infermiere come la più richiesta e anche la più introvabile nel paese. Basti pensare che solo in Lombardia per il 2010 ne occorrono subito almeno 600. E allargando lo scenario a tutte le regioni i numeri, sempre secondo il rapporto, crescono fino a quattro volte tanto.
Gli aspiranti ai corsi delle professioni sanitarie sono molti ma il sistema universitario, anche per l’anno accademico 2010 – 2011, non è in grado di rispondere a tutte le richieste. E i potenziali professionisti dell’area sanitaria non medica che desiderano accedere ai corsi universitari trovano il solito ostacolo di una programmazione dei posti che, seppur leggermente migliorata di un più 2,2%, continua ad essere troppo stretta, nonostante le sollecitazioni delle regioni, categorie professionali e sindacato.
A confermare questo scenario sono i posti disponibili per l’ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie anno accademico 2010 – 2011 contenuti nel decreto ministeriale del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca del 9 luglio 2010 scorso.
La situazione. Per il 2010 – 2011, infatti, a fronte di un turn over previsto del 6% che richiederebbe 33.347 nuovi iscritti e di un fabbisogno medio indicato da regioni e categorie di 34.698 posti (in base ai dati personale del Ministero della salute), rispettivamente 33.764 per le regioni e 35.632 per le categorie, il sistema universitario italiano è in grado di rispondere solamente con 28.135 posti, di cui più di 16.679 riservati agli infermieri. Sono dati che contraddicono finalmente un grande equivoco, tipico di alcuni ambienti universitari, che da anni gravava sui corsi delle professioni sanitarie. Se, infatti, qualcuno prima sosteneva che la domanda era sempre inferiore o pari rispetto all’offerta, soprattutto per determinati profili, i numeri di questi ultimi anni elaborati dalla Conferenza permanente dei corsi di laurea delle professioni sanitarie confermano esattamente il contrario. Basti vedere, per esempio, che le domande alle lauree triennali solo per lo scorso anno accademico 2009 – 2010 hanno raggiunto quota 90.000 circa con un incremento di 2.300 (+2,6%) rispetto ai circa 87 mila dell’anno precedente mentre i dati, non ancora definitivi, per l’anno accademico 2010 – 2011 confermano ampiamente questo trend.
Per quanto riguarda l’offerta da parte dell’università la carenza maggiore dell’offerta anche quest’anno riguarda gli infermieri, per i quali sono stati messi a bando complessivamente 16.679 posti (compreso infermieri pediatrici), 6.068 posti in meno della richiesta media di regioni (22.189) e ancora meno di quelli della categoria (22.620). Nessuna risposta anche quest’anno da parte del sistema universitario che arriva ad un offerta di 16.679 posti banditi. Una carenza di circa 6.000 posti, pari al 32%, che molto ci preoccupa come Federazione Cisl Fp, soprattutto, per le possibili conseguenze sui servizi offerti ai cittadini in alcune regioni. Un dato che può diventare ancora più rilevante, se si tiene conto che alla cronica insufficienza dei posti universitari si deve aggiungere un abbandono agli studi da parte degli studenti mediamente intorno al 30% durante il ciclo di studi.
Complessivamente i posti delle professioni sanitarie assegnati dall’università per l’anno accademico 2010 - 2011 sono 28.135 rispetto ai 27.527 dell’anno precedente con un lieve aumento di 608 posti pari al 2,2%. Rimane come abbiamo già detto la carenza di posti di infermiere anche se l’offerta universitaria aumenta di 417 posti (+2,6%), da 15.919 a 16.336 nonostante il boom di domande e le pressanti richieste di regioni, categorie e sindacati.
Inoltre, analizzando la ripartizione complessiva dei 28.135 posti offerti dal sistema universitario scopriamo che alcune professioni sanitarie hanno un andamento in contro tendenza rispetto a tutte le altre. Per l’anno accademico 2010 – 2011, infatti, i corsi di tecnico di neurofisiopatologia, tecnico di radiologia, tecnico di laboratorio, ortottista e tecnico della riabilitazione psichiatrica prevedono pochi più posti rispetto a quanto richiesto da regioni e categorie.
La laurea specialistica. Per quanto riguarda, invece, i corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie per l’anno accademico 2010 – 2011 tutte le università hanno già pubblicato i bandi di ammissione sui rispettivi siti e l’esame di ammissione si svolgerà il prossimo 26 ottobre 2010. A confermare questo percorso sono i 1.777 posti disponibili per l’ammissione ai corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie, 83 in meno (pari a -8,6% ) rispetto ai 1.944 dello scorso anno, contenuti nel decreto ministeriale del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca del 9 luglio 2010 scorso.
Riportiamo di seguito la ripartizione, riferita alle classi, dei posti disponibili per studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia:
da 915 a 831 posti per la SPEC/1 in scienze infermieristiche e ostetriche con richiesta delle regioni di 739 posti;
da 356 a 330 posti per la SPEC/2 in scienze delle professioni sanitarie della riabilitazione con richiesta delle regioni di 244 posti;
da 369 a 320 posti per la SPEC/3 in scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche con richiesta delle regioni di 203 posti;
da 150 a 122 posti per la SPEC/3 in scienze delle professioni sanitarie tecniche assistenziali con richiesta delle regioni di 94 posti;
da 164 a 174 posti per la SPEC/4 in scienze delle professioni sanitarie della prevenzione con richiesta delle regioni di 185 posti.
Anche per questo anno accademico i dati non hanno bisogno di particolari commenti, parlano da soli. Da anni, nonostante le domande per accedere ai corsi delle professioni sanitarie sono in crescita esponenziale, per ogni posto offerto siamo arrivati mediamente a tre domande, il sistema universitario continua imperterrito a programmare meno posti di quelli richiesti dalle regioni, responsabili di fronte ai cittadini della programmazione e gestione delle attività sanitarie.
Il numero di infermieri nel nostro Paese è tra i più bassi in Europa rispetto al numero degli abitanti ma, soprattutto, la contraddizione italiana rileva come l’Italia sia l’unico paese industrializzato in cui i medici sono più degli infermieri, con l’invito della Organizzazione mondiale della sanità che raccomanda di formare personale in loco per non sguarnire i paesi poveri, alle prese con frequenti emergenze sanitarie.
A riguardo i dati Istat parlano di circa 33.000 infermieri stranieri su circa 350.00, quasi il 10% del totale. Un flusso continuo, ad un ritmo di circa 26 nullaosta al giorno, che segue la tendenza degli ultimi anni. Stranieri che non bastano a rispondere al fabbisogno tanto è vero che, nonostante il continuo impiego di questi lavoratori, non vincolati alle quote annuali previste dal decreto flussi, il vuoto negli ospedali e territorio non si riesce a riempire.
Inoltre, gli effetti del difficile scenario economico, che incominciano a farsi sentire sul fronte occupazionale tra giovani e meno giovani, non trovano alcuna risposta nella domanda formativa. E le regioni, con una richiesta di mercato del lavoro per il profilo di infermiere molto superiore ai posti offerti dal sistema universitario, sono costrette a cercare questi professionisti all’estero per fare fronte ai Lea delle attività istituzionali da garantire ai cittadini.
Per quanto ci riguarda è necessario continuare, in ogni occasione, con le nostre iniziative e pressioni presso Ministero della salute, Ministero dell’Università, regioni e aziende sanitarie per cercare di sbloccare questa assurda situazione una volta per tutte, sia per garantire ai colleghi organici e carichi di lavoro adeguati e sia per offrire ai cittadini un servizio sanitario di qualità.
Con una richiesta media di iscrizioni raddoppiata, e in alcune regioni addirittura triplicata, sembrano molto lontani i tempi da quando la nostra Federazione Cisl Fp con Ministero della Salute, Regioni, Assessorati alla salute, Collegi professioni e altri sindacati scendevano in campo con un azione di marketing, porta a porta, tra gli studenti delle medie superiori e conoscenti per vantare le opportunità offerte dalla professione infermiere e dalle altre professioni sanitarie.
Un recente rapporto informativo 2010 di Unioncamere e Ministero del lavoro identifica la professione di infermiere come la più richiesta e anche la più introvabile nel paese. Basti pensare che solo in Lombardia per il 2010 ne occorrono subito almeno 600. E allargando lo scenario a tutte le regioni i numeri, sempre secondo il rapporto, crescono fino a quattro volte tanto.
Gli aspiranti ai corsi delle professioni sanitarie sono molti ma il sistema universitario, anche per l’anno accademico 2010 – 2011, non è in grado di rispondere a tutte le richieste. E i potenziali professionisti dell’area sanitaria non medica che desiderano accedere ai corsi universitari trovano il solito ostacolo di una programmazione dei posti che, seppur leggermente migliorata di un più 2,2%, continua ad essere troppo stretta, nonostante le sollecitazioni delle regioni, categorie professionali e sindacato.
A confermare questo scenario sono i posti disponibili per l’ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie anno accademico 2010 – 2011 contenuti nel decreto ministeriale del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca del 9 luglio 2010 scorso.
La situazione. Per il 2010 – 2011, infatti, a fronte di un turn over previsto del 6% che richiederebbe 33.347 nuovi iscritti e di un fabbisogno medio indicato da regioni e categorie di 34.698 posti (in base ai dati personale del Ministero della salute), rispettivamente 33.764 per le regioni e 35.632 per le categorie, il sistema universitario italiano è in grado di rispondere solamente con 28.135 posti, di cui più di 16.679 riservati agli infermieri. Sono dati che contraddicono finalmente un grande equivoco, tipico di alcuni ambienti universitari, che da anni gravava sui corsi delle professioni sanitarie. Se, infatti, qualcuno prima sosteneva che la domanda era sempre inferiore o pari rispetto all’offerta, soprattutto per determinati profili, i numeri di questi ultimi anni elaborati dalla Conferenza permanente dei corsi di laurea delle professioni sanitarie confermano esattamente il contrario. Basti vedere, per esempio, che le domande alle lauree triennali solo per lo scorso anno accademico 2009 – 2010 hanno raggiunto quota 90.000 circa con un incremento di 2.300 (+2,6%) rispetto ai circa 87 mila dell’anno precedente mentre i dati, non ancora definitivi, per l’anno accademico 2010 – 2011 confermano ampiamente questo trend.
Per quanto riguarda l’offerta da parte dell’università la carenza maggiore dell’offerta anche quest’anno riguarda gli infermieri, per i quali sono stati messi a bando complessivamente 16.679 posti (compreso infermieri pediatrici), 6.068 posti in meno della richiesta media di regioni (22.189) e ancora meno di quelli della categoria (22.620). Nessuna risposta anche quest’anno da parte del sistema universitario che arriva ad un offerta di 16.679 posti banditi. Una carenza di circa 6.000 posti, pari al 32%, che molto ci preoccupa come Federazione Cisl Fp, soprattutto, per le possibili conseguenze sui servizi offerti ai cittadini in alcune regioni. Un dato che può diventare ancora più rilevante, se si tiene conto che alla cronica insufficienza dei posti universitari si deve aggiungere un abbandono agli studi da parte degli studenti mediamente intorno al 30% durante il ciclo di studi.
Complessivamente i posti delle professioni sanitarie assegnati dall’università per l’anno accademico 2010 - 2011 sono 28.135 rispetto ai 27.527 dell’anno precedente con un lieve aumento di 608 posti pari al 2,2%. Rimane come abbiamo già detto la carenza di posti di infermiere anche se l’offerta universitaria aumenta di 417 posti (+2,6%), da 15.919 a 16.336 nonostante il boom di domande e le pressanti richieste di regioni, categorie e sindacati.
Inoltre, analizzando la ripartizione complessiva dei 28.135 posti offerti dal sistema universitario scopriamo che alcune professioni sanitarie hanno un andamento in contro tendenza rispetto a tutte le altre. Per l’anno accademico 2010 – 2011, infatti, i corsi di tecnico di neurofisiopatologia, tecnico di radiologia, tecnico di laboratorio, ortottista e tecnico della riabilitazione psichiatrica prevedono pochi più posti rispetto a quanto richiesto da regioni e categorie.
La laurea specialistica. Per quanto riguarda, invece, i corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie per l’anno accademico 2010 – 2011 tutte le università hanno già pubblicato i bandi di ammissione sui rispettivi siti e l’esame di ammissione si svolgerà il prossimo 26 ottobre 2010. A confermare questo percorso sono i 1.777 posti disponibili per l’ammissione ai corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie, 83 in meno (pari a -8,6% ) rispetto ai 1.944 dello scorso anno, contenuti nel decreto ministeriale del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca del 9 luglio 2010 scorso.
Riportiamo di seguito la ripartizione, riferita alle classi, dei posti disponibili per studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia:
da 915 a 831 posti per la SPEC/1 in scienze infermieristiche e ostetriche con richiesta delle regioni di 739 posti;
da 356 a 330 posti per la SPEC/2 in scienze delle professioni sanitarie della riabilitazione con richiesta delle regioni di 244 posti;
da 369 a 320 posti per la SPEC/3 in scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche con richiesta delle regioni di 203 posti;
da 150 a 122 posti per la SPEC/3 in scienze delle professioni sanitarie tecniche assistenziali con richiesta delle regioni di 94 posti;
da 164 a 174 posti per la SPEC/4 in scienze delle professioni sanitarie della prevenzione con richiesta delle regioni di 185 posti.
Anche per questo anno accademico i dati non hanno bisogno di particolari commenti, parlano da soli. Da anni, nonostante le domande per accedere ai corsi delle professioni sanitarie sono in crescita esponenziale, per ogni posto offerto siamo arrivati mediamente a tre domande, il sistema universitario continua imperterrito a programmare meno posti di quelli richiesti dalle regioni, responsabili di fronte ai cittadini della programmazione e gestione delle attività sanitarie.
Il numero di infermieri nel nostro Paese è tra i più bassi in Europa rispetto al numero degli abitanti ma, soprattutto, la contraddizione italiana rileva come l’Italia sia l’unico paese industrializzato in cui i medici sono più degli infermieri, con l’invito della Organizzazione mondiale della sanità che raccomanda di formare personale in loco per non sguarnire i paesi poveri, alle prese con frequenti emergenze sanitarie.
A riguardo i dati Istat parlano di circa 33.000 infermieri stranieri su circa 350.00, quasi il 10% del totale. Un flusso continuo, ad un ritmo di circa 26 nullaosta al giorno, che segue la tendenza degli ultimi anni. Stranieri che non bastano a rispondere al fabbisogno tanto è vero che, nonostante il continuo impiego di questi lavoratori, non vincolati alle quote annuali previste dal decreto flussi, il vuoto negli ospedali e territorio non si riesce a riempire.
Inoltre, gli effetti del difficile scenario economico, che incominciano a farsi sentire sul fronte occupazionale tra giovani e meno giovani, non trovano alcuna risposta nella domanda formativa. E le regioni, con una richiesta di mercato del lavoro per il profilo di infermiere molto superiore ai posti offerti dal sistema universitario, sono costrette a cercare questi professionisti all’estero per fare fronte ai Lea delle attività istituzionali da garantire ai cittadini.
Per quanto ci riguarda è necessario continuare, in ogni occasione, con le nostre iniziative e pressioni presso Ministero della salute, Ministero dell’Università, regioni e aziende sanitarie per cercare di sbloccare questa assurda situazione una volta per tutte, sia per garantire ai colleghi organici e carichi di lavoro adeguati e sia per offrire ai cittadini un servizio sanitario di qualità.
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PROCEDURE CONCORSUALI ED INFORMATIZZAZIONE. CIRCOLARE N. 12 DEL DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA In considerazione dei dubbi espressi da alcune pubbliche amministrazioni circa la possibilità di estendere l’utilizzo della posta elettronica certificata anche alle procedure concorsuali pubbliche, in data 3 settembre u.s. il Dipartimento della Funzione Pubblica ha emanato la circolare n.12 contenente chiarimenti e criteri interpretativi su procedure concorsuali e informatizzazione, modalità di presentazione della domanda e utilizzo della PEC.
Il documento illustra: • le principali fonti di diritto in materia di pubblici concorsi; • i principi di economicità e celerità nello svolgimento del concorso pubblico; • le procedure concorsuali relativamente all’’avvio e alla presentazione delle domande; • I regolamenti concorsuali e i bandi di concorso E' opportuno evidenziare che gli indirizzi contenuti nella predetta circolare tengono conto della disciplina normativa in tema di concorsi che si applica a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2 del decreto legislativo 165/2001. . Nell'ambito delle fonti di legge sono state richiamate solo quelle aventi contenuto e portata generale, non rilevando utile riportare eventuali disposizioni speciali dettate per alcuni settori dell'amministrazione pubblica. La possibilità di informatizzazione della gestione delle procedure concorsuali è desumibile dall'illustrazione dei principi fondamentali in materia, mediante una lettura attualizzata del testo letterale delle disposizioni, in ossequio ai principi in tema di interpretazione sistematica delle fonti del diritto. Ciascuna amministrazione dovrà tenere conto degli indirizzi rappresentati al fine di adeguare i propri regolamenti. Gli indirizzi contenuti nella presente circolare riguardano qualunque forma di reclutamento che determina l'accesso al pubblico impiego, sia con assunzione a tempo indeterminato, sia con contratto a tempo determinato e vanno rispettati anche per reclutamento della dirigenza. Rispetto ai principi di economicità e celerità nello svolgimento del concorso pubblico il documento prende in esame essenzialmente il comma 3 lettera a) del d.lgs.165/01 il quale dispone in merito alla modalità di svolgimento delle selezioni, affinchè garantiscano l'imparzialità e assicurino economicità e celerità di espletamento, ricorrendo, ove è opportuno, all'ausilio di sistemi automatizzati, diretti anche a realizzare forme di preselezione Le istanze a fondamento della norma richiamata sono le stesse che stanno alla base dei principi generali dell'attività amministrativa individuati nell'articolo 1, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241, secondo cui "L'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità di pubblicità e di trasparenza". In quest'ottica le amministrazioni pubbliche devono improntare il sistema di reclutamento del personale cercando di favorire forme di semplificazione delle procedure e soluzioni di economicità tanto dal lato dell'amministrazione pubblica quanto dal lato del cittadino, nel rispetto dell'imparzialità e della trasparenza che sono canoni supremi. Si sono sviluppate, pertanto, presso molte amministrazioni pubbliche anche forme di acquisizione on-line delle domande concorsuali al fine di creare per ogni procedura una banca dati informatizzata contenente ogni notizia utile relativa ai candidati, favorendo una gestione più rapida ed efficace della procedura e della comunicazione con i candidati medesimi. Il principio della celerità nell'espletamento delle procedure è da collegare anche al fatto di dare un riscontro ragionevole ai candidati sulla durata delle procedure. Gli interventi in tema di informatizzazione nella gestione del reclutamento, fermo restando l'obiettivo generale di graduale digitalizzazione di tutti i processi amministrativi, rimangono nella discrezionalità di ogni singola amministrazione in relazione alle valutazioni che scaturiscono anche dalla disponibilità di risorse finanziarie. Vi sono, invece, misure necessarie che ogni amministrazione dovrà adottare, ad esempio per quanto concerne l'utilizzo della posta elettronica certificata nella comunicazione con i candidati, consentendo agli stessi di utilizzare il predetto strumento anche ai fini della trasmissione della domanda di concorso. Si ricorda, in proposito, che il D.P.C.M 6 maggio 2009, articolo 4, comma 4, prevede che le pubbliche amministrazioni accettino le istanze dei cittadini inviate tramite PEC nel rispetto dell'art. 65, comma 1, del decreto legislativo n. 82 del 2005. L'invio tramite PEC, infatti, costituisce sottoscrizione elettronica ai sensi dell'art. 21, comma 1, dello stesso decreto legislativo. La circolare in argomento, poi, prende in esame le modalità previste per l’avvio delle procedure concorsuali e la presentazione delle domande. In merito alla presentazione delle domande per via telematica mediante Pec, l’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa) prevede espressamente che tutte le istanze e le dichiarazioni da presentare alla pubblica amministrazione o ai gestori o esercenti di pubblici servizi possono essere inviate anche per fax e via telematica. Le istanze e le dichiarazioni inviate per via telematica sono valide se effettuate secondo quanto previsto dall'articolo 65 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. La validità della trasmissione e ricezione del messaggio di posta elettronica certificata è attestata rispettivamente dalla ricevuta di accettazione e dalla ricevuta di avvenuta consegna, di cui all'articolo 6. Lo stesso principio è ribadito dall'articolo 16-bis, comma 5, della legge 2/2009 secondo cui l'utilizzo della posta elettronica certificata avviene con effetto equivalente, ove necessario, alla notificazione per mezzo della posta. Quanto sopra asserito non può certo considerarsi ostacolato dal fatto che l'articolo 4 del DPR 487/1994 preveda quali modalità di presentazione della domanda la consegna a mano e lo strumento della raccomandata AR "con esclusione di qualsiasi altro mezzo". Le disposizioni sopra richiamate hanno, infatti, chiaramente reso equivalente la trasmissione per posta certificata alla notificazione per mezzo della posta. Anche la prova della data di spedizione è salvaguardata con la trasmissione tramite posta elettronica certificata in quanto l'articolo 16-bis, comma 6, della legge 2/2009, stabilisce che ogni amministrazione pubblica utilizza la posta elettronica certificata con tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrità del contenuto delle stesse, anche al fine di avere la garanzia della coerenza tra quanto inviato dal mittente e quanto ricevuto dal destinatario. Al riguardo, la circolare sottolinea i pregi della posta elettronica certificata in relazione alle garanzie di qualità, tracciabilità e sicurezza che può offrire, laddove i processi di gestione cartacea dei documenti sono, invece, caratterizzati da eccessiva onerosità, difficoltà di condivisione e archiviazione, mancanza di trasparenza, tempi di ricerca elevati, facilità di errori, smarrimenti ed altre inefficienze. E’auspicabile, prosegue la circolare, che le amministrazioni adeguino, per esigenze di trasparenza e chiarezza, i propri atti a quanto sopra descritto al fine di rendere ancora più inequivocabile per il candidato la moderna modalità di relazionarsi con la pubblica amministrazione e favorire, soprattutto con le nuove generazioni, il sistema di comunicazione telematica. Resta, comunque, nella potestà regolamentare di ciascuna amministrazione individuare percorsi ulteriori di semplificazione della comunicazione con i candidati e delle modalità di acquisizione delle domande di concorso, anche mediante appositi regolamenti o previsioni contenute nel bando, purchè siano rispettati i principi essenziali che attengono alla certezza del diritto ed alla trasparenza dei processi. AVVISO DI SELEZIONE PUBBLICA, PER SOLI TITOLI, PER IL CONFERIMENTO DELL’INCARICO DI RILEVATORE PER IL 6° CENSIMENTO GENERALE DELL’AGRICOLTURA. Pubblichiamo, in allegato, l'avviso di selezione pubblica, per soli titoli, per il conferimento dell'incarico di rilevatore per il 6° censimento generale dell'agricoltura
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